Il tema della ripetizione mi ha fatto venire in mente un quilt ordinato. Con variazioni di colore e di misure dei blocchi che aiutano a dare vivacità ad uno schema statico. Cosa può succedere nell'improv non essendoci misure precise, né tagli perfetti da dover utilizzare?

Subentra la deformazione, la similitudine, ma non l'uguaglianza (cosa poco probabile da realizzare a mano libera). La ripetizione cromatica può essere un aiuto, ma se non si utilizza il colore in maniera sistematica nei vari blocchi quale sarà il risultato? Queste le prime considerazioni e domande che mi sono posta prima di iniziare il gioco Blue Improv repetition. Ho deciso che avrei provato a fare un quilt “improv” senza intenzionalità aiutandomi con un ulteriore parametro, oltre a quelli dati da colore e forma, e cioè : il tempo, cercare di lavorare velocemente, agire d’istinto senza una idea iniziale predefinita. Questa è una cosa non usuale per me che solitamente prendo decisioni passo passo e mi prendo diverso tempo soprattutto in fase di definizione della composizione sulla design wall. Ma visto che è un gioco, giochiamo e sperimentiamo.

 

Ho quindi scelto la palette e la forma di base, il rettangolo. In breve successione ho poi tagliato delle strisce, cucite, assemblate, ritagliate e in poco tempo ho finito il mio top. Solo lì mi sono fermata a guardarlo, per vedere il risultato nella sua interezza. Il passo finale è stato quello della scelta di un titolo. Anche Paola ha raccontato come da’ i titoli ai suoi quilt in un articolo  presente in questo blog.

Perché dare un titolo? Per identificarlo? Per dare un significato? Entrambi direi. Quindi, quando si ha un'idea da trasmettere ben precisa, solitamente è un lavoro abbastanza facile. Ma in questo caso specifico, quando si parte senza idee iniziali come poter scegliere un titolo? Quando si osserva un’immagine, istintivamente, il cervello cerca di riconoscere un “qualcosa”, una forma conosciuta, o che in qualche modo sia associabile ad una cosa definibile. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata una bella stoffa tartan scozzese quindi “Improv tartan” mi sembrava un titolo azzeccato. Ma non mi sono accontentata della prima impressione e ho voluto chiedere anche a mio marito e ai miei figli. La domanda è stata: cos’è secondo te? Cosa ti fa venire in mente? Mi sono sentita un po’ come l'aviatore del piccolo Principe quando da bambino fa vedere il disegno del boa che aveva mangiato l'elefante e gli adulti lo scambiano per un cappello. Le risposte sono state: un hashtag, un videogame, una gabbia. Interessante direi! Ognuno ha elaborato l’immagine a modo suo, in base a conoscenze, esperienze, preferenze. Percezione, psicologia, neurologia si fondono insieme e trasmettono un risultato diverso per ognuno di noi, sollecitate da un qualcosa che è nato per caso e non ha in realtà un significato predefinito. Lo trovo affascinante! Chissà che risposte avrei chiedendolo a più persone. Quindi, oltre al fatto che sono incappata in un argomento da approfondire, le neuroscienze, ho trovato il titolo per il mio quilt: “Percezioni”.

Avrei potuto usare il famoso: “senza titolo”, ma non mi piace, lascia un vuoto e crea una specie di distacco fra l’autore e chi guarda, anche se può essere sempre un modo per dire : “scegli tu, è quello che credi che sia”. Ed ora...buon divertimento a voi!

È possibile che i materiali con cui iniziamo a cucire un lavoro improv riescano ad influenzare il lavoro che verrà?

Mi sono accorta che la scala con cui cucio un mosaico improv a volte dipende dalla grandezza delle pezze di stoffa che affollano il mio tavolo del cucito all’inizio di un lavoro.
Ad esempio: ho scorte da almeno un metro?
Sono dotata di striscie pre tagliate?
Parto da piccoli ritagli e scarti di lavorazione?
E’ come se le stoffe avessero una vita propria: i tagli fatti prima di iniziare si accomodano nei tasselli e ne fissano la scala, o allungano le forme, anche se all’inizio io non ci avevo pensato.

I piccoli gesti sembrano contare più del previsto.

Quand'è che un gesto ricorrente diventa una ripetizione intenzionale?
Mentre cuciamo in modo improv, molte azioni sono ripetute tenendo un certo ritmo.
Questo ritmo può diventare visibile nel lavoro finale!

A volte mi domando se sia possibile tenere un ritmo uniforme per lungo tempo.

Non mi dispiacerebbe cucire un intero top senza interrompermi mai... come se fossi in una scena teatrale che rispetta i canoni aristotelici: unità di luogo, tempo, azione. Nella realtà, invece, un progetto può essere rallentato da interruzioni inattese. Le nostre idee, nel frattempo, si trasformano... e mentre siamo distratti, qualche elemento dispettoso potrebbe sgusciare all’interno del lavoro, e cambiare il modo con cui stiamo disegnando.
Una volta mi è successo: stavo cucendo il quilt che poi ho intitolato “Diga”, un lavoro lungo e inframmezzato da altri, e intanto i mesi passavano... All’inizio lasciavo che le cuciture andassero storte liberamente, seguendo la forma dei frammenti che avevo. Un bel giorno, chissà perchè, ho deciso di cominciare a rifilare i bordi. E di rendere più lineari le tessere. Ecco: da quel momento in poi, tutta la composizione ha preso una nuova direzione.

Tra poco inizierò a cucire il lavoro dedicato al gioco #blueimprovrepetition . Riuscirò a ripetere la forma che avrò scelto con la costanza giusta? Intanto, posso prendere spunto da chi ha già cominciato a giocare con noi, e sta condividendo il proprio lavoro in corso. Sono quilter che si trovano nei luoghi più diversi! In Australia, in Cile, negli Stati Uniti e in Russia, persino oltre il circolo polare artico!
Sarà comoda la luce, per cucire, lassù?

Prima di lanciare la nostra nuova challenge come Quilt Improv Studio, abbiamo fatto un sondaggio tra i quilter interessati per decidere se utilizzare un’unica forma o più forme nel nostro blue improv repetition ed il risultato è stato:

UNA!

Quindi ogni partecipante dovrà decidere quale delle possibili forme piane esistenti utilizzare per il proprio lavoro.

FORMA

Da allora sto riflettendo sul significato da attribuire alla parola forma.

La prima risposta ci riporta alla geometria dell’infanzia: forme primarie sono il rettangolo, il quadrato, il triangolo, il cerchio; si ritrovano in tanti giochi dei bimbi: forme da inserire nei buchi appositi, forme da utilizzare per suonare semplici strumenti, forme associate ai colori… e sempre sono triangoli equilateri, quadrati, cerchi, stelle nei giochi di incastro. Nei giochi dei bambini non si distinguono le figure piane dalle tridimensionali: il quadrato da inserire nell’apposito spazio è in realtà un cubo, il cerchio una sfera. Gli adulti che li affiancano insegnano le parole per distinguerle, così il loro universo è contraddistinto da cerchi/sfere/palle che rotolano, quadrati/cubi che si sovrappongono, triangoli e stelle che vagano colorati e felici sul tappeto da gioco.

Poi si cresce e si va a scuola e la geometria ci insegna che le “forme” sono molte di più, che si classificano in base al numero di lati, di angoli… i nomi diventano complessi e se non usati si dimenticano… quanti ricordano cosa è un icosaedro o un dodecaedro (le gemme dei sette nani) o un rombo irregolare (l’aquilone)? Altre forme le riconosciamo nel mondo che ci circonda: simboli grafici che identifichiamo in modo uguale tutti quanti: numeri, segni dell’alfabeto, caratteri universalmente utilizzati (#@&%$!)... da confondersi... viviamo in un universo di forme!

Tornando a noi, oggi dobbiamo scegliere una FORMA, da ripetere nel nostro quilt! Quale scegliere?

Da giorni ci penso… cerco la forma “magica” che mi permetta di tradurre l’idea che vorrei esprimere. Dapprima ho scelto la mia palette e, guardando le mie stoffe riunite, ho immaginato un tema… ve lo racconto, anche se potrà cambiare in corso d’opera. Ho immaginato un mare creato come sfondo con le mie stoffe, onde morbide in cui si muovono placidi pesci di varie dimensioni… un mare tropicale in cui i blu trasmettono energia e calma… pesci guizzanti lunghi, paffuti, piccoli e grandi… (capita anche a voi di sognare ad occhi aperti?)... 

E a questo punto arriva la domanda: la mia forma quale sarà?

Un pesce? Ma un pesce può essere considerato una forma? Beh… si può semplificare: un rombo irregolare può sembrare un pesce! Un poligono con sette lati lo rappresenta bene! Curvilineo sarebbe perfetto ma… chi me lo cuce poi?

Tra un'idea e un’altra, punto fermo è la consapevolezza che dovrò poi tradurre il tutto in pezzi di stoffa da assemblare… cosa fare? Alla fine ho deciso: la mia forma sarà un quadrilatero irregolare. Lineare o curvilineo. Non faccio la difficile… sono stata per tutta la vita un’insegnante di matematica, quindi in pratica: figure formate da quattro lati! Quattro lati… un’unica condizione, infinite possibilità di ripetizione e di deformazione, perfetti per un improv!!

Adesso ho tutto: stoffe, forma, visione d’insieme… ho finito? Certo che no: adesso devo tradurre tutte queste fantasie in qualcosa… ma siamo improv! Magari alla fine invece di un mare pieno di pesci farò un cielo popolato di aquiloni!!

Vedremo… seguite  #blueimprovrepetition  e lo scoprirete!

Qualche settimana fa mia madre è venuta a farmi visita, e ha passato un po’ di tempo a girare per la casa. Deve aver esaminato i quilt che tengo appesi alle pareti, perchè alla fine se n’è uscita così: “Fai troppi quilt di colore blu!”.

Uno dei miei primi quilt era nato dalla cucitura di striscie quasi interamente blu. Mentre provavo la disposizione dei blocchi, su un tavolo ingombro di pezze celesti, la composizione finale è emersa quasi per caso: i solidi hanno conquistato tutto lo sfondo. In un quilt dalle tinte uniformi non sembra che ci siano soggetti diversi, ma piuttosto movimenti interni alla stessa figura. Il Kona “Pool” stava quasi per dare il nome alle increspature sulla piscina. Alla fine ho scelto il titolo “acqua”, ed il quilt è stato popolato da una quiltatura di creature marine.

I miei occhi si posano spesso sugli azzurri.
Vivo in una città di mare.
Amo pedalare lungo i fiumi.
Assegno spesso nomi acquatici ai miei quilt: “Laguna”, “Bagnasciuga”, “Fontana”, “Nautilus”, “Stagno”, “Barcolana” (è il nome di una regata velica), “Guado”, “Diga”.
E non sono l’unica a farlo! Anche mio figlio, quando ha visto il profondo blu di questo quilt, mi ha proposto di chiamarlo “Barche”. È incredibile come una lieve curvatura sul lato di un triangolo riesca a trasformarlo in una vela mossa dal vento. 

A quanto pare, la combinazione di certi colori e certe forme riesce già ad essere evocativa. Devo ricordarmene, quando scelgo quale forma utilizzare nel nostro prossimo gioco improv! In un mio lavoro precedente, dove avevo cucito pezze ondulate insieme ad un po’ di turchesi, questo abbinamento era bastato per farmi venire in mente il titolo del quilt, che ora si chiama “Maree”.

Oggi ho tirato fuori tutte le mie stoffe nelle gradazioni del blu. Ho scoperto che nella mia collezione c’erano delle “doppie”... Ci credo, quando vado nel mio negozio di stoffe preferito, è difficile per me uscire senza aver fatto un po’ di scorta di celesti, pur sapendo che potrei averli già: tanto non ho dubbi che prima o poi li utilizzerò. Ecco la mia raccolta (senza le doppie).

Siamo tutte impegnate nei preparativi: Carla ha ritrovato i fat quarter blu che aveva acquistato in Nuova Zelanda; Giovanna sta valutando quale forma utilizzare; io sto aggiungendo dei colori contrastanti che bilancino la serie di blu che occupa la mia scrivania. E voi? Come state scegliendo il materiale di partenza per partecipare al gioco  #blueimprovrepetition

Come forse già sapete, uno degli obiettivi che ci siamo poste con il progetto Quilt Improv Studio è quello di migliorare le nostre capacità tecniche o abilità per creare uno stile personale, farlo divertendosi, cercare di conoscere e riunire quilters che abbiano interesse e che vogliano condividere l’esperienza con altri. Durante una delle nostre videochiamate abbiamo cominciato a parlare di “forma e ripetizione” (Paola ama già usare le ripetizioni nei suoi quilt, Carla invece ha scritto un articolo sulla magia delle forme che cambiano continuamente nei caleidoscopi). Da qui è partita l’idea per il nostro secondo gioco. Perchè non giocare con le forme? Ruotandole, ingrandendole, rimpicciolendole o trattandole in qualunque altro modo vi venga in mente? La ripetizione è uno degli elementi di design, ricorrente in molte forme d’arte, nella fotografia e anche nel patchwork, sia tradizionale che moderno. Serve a dare un ritmo ed è un modo per creare unità. Come la potremo usare nell’improv? Le possibilità per esprimere la propria creatività sono infinite e speriamo che anche questa volta vogliate giocare con noi (o inizierete a farlo!).

Ora che vi abbiamo anticipato quale sarà il tema del nuovo gioco: “Improv repetition” potete iniziare a pensarci; dal primo ottobre vi proporremo dei sondaggi su instagram per decidere insieme altri aspetti del gioco (sì, ci piace rendervi partecipi).
Quindi… tenete d’occhio le “storie” di @quiltimprovstudio e rispondete alle domande che vi proporremo nei sondaggi dall'1 ottobre!  

Le regole sono poche. Una volta finiti i sondaggi, le troverete nel nostro sito. Sappiate già che quello che piace a noi (ed è anche stato apprezzato dalle precedenti partecipanti) è la condivisione delle foto in fase di lavorazione, magari corredata da qualche frase attinente il processo creativo. Il tutto, ovviamente, si potrà fare sempre seguendo i propri ritmi pubblicando dei post contenenti le foto senza date fisse.

Curiosità, studio e ricerca sono alla base dell’ampliamento delle conoscenze, così abbiamo iniziato a raccogliere informazioni dal web sull’argomento. Abbiamo trovato degli articoli interessanti e abbiamo piacere di condividerli con voi. Potete anche cercare informazioni su libri, riviste o altre fonti abbiate a disposizione e se volete condividetele con noi.

E poi… pronte a giocare!

link: visual communicaton design-principle-of-repetition-pattern

link: the quilt show-design-to-quilt-principles-of-design-pattern-repetition week 35

link: the quilt show-design-to-quilt-principles-of-design-pattern-repetition-week-36  

link: Sherri Lynn Wood blog-Repetition, Improv, and Trance Quilt Making 

Il nostro primo gioco Orange Summer Improv finirà tra pochi giorni. E’ il momento giusto per fare alcune considerazioni su questa avventura prima di iniziarne un’altra. 

In aprile, in pieno lockdown, abbiamo iniziato a parlare fra di noi di fare un quilt basato sul colore e di pubblicarne le immagini su Instagram. Abbiamo poi deciso che sarebbe stato bello aprirlo a chiunque volesse partecipare e con grande gioia e sorpresa abbiamo avuto l’adesione da parte di quilters di molte parti del mondo.  

Molte di loro hanno espresso il loro entusiasmo tra commenti e messaggi per questa iniziativa vissuta in un periodo di isolamento che riguardava tutti. Crediamo che le nostre nuove amiche quilters abbiano apprezzato questo aspetto sociale e la possibilità di focalizzare la mente su un progetto personale da iniziare e perseguire, e ciò ci ha rese ulteriormente felici.

Grazie a chi ha voluto provare per la prima volta a fare improv (e sono molte), a chi ha creato un account Instagram appositamente, a chi ci ha seguite solo guardando e a tutti coloro che, con un po’ di gusto per l'avventura, hanno accettato questa sfida! Visto l’interesse dimostrato per il gioco e per perseguire il nostro intento di condivisione, abbiamo deciso di proporre alcune domande alle partecipanti che ad inizio settembre avevano già finito il loro mini quilt, le abbiamo raccolte e ve le proponiamo qui di seguito.

Ecco le impressioni di chi si è avvicinata all’ improv per la prima volta.

La brasiliana Adriana Pereira @drikartesatelie ci ha raccontato come è stato il suo inizio: “Ho cercato i miei tessuti arancioni tinti a mano e altri tessuti commerciali, per costruire la palette. Dopodiché, ho passato circa 15 giorni a guardare quei bellissimi tessuti e a pensare: rovinerò i tessuti perché non ne uscirà nulla!!! Ma ho pensato: se non inizio, non saprò mai se ce la farò: avevo davvero paura! Confesso che il primo taglio e le prime cuciture sono nella mia scatola patchwork, ma poi mi sono ritrovata piena di tante idee e piccoli blocchi cuciti, ed era difficile scegliere cosa usare nel gioco. Quando ho iniziato a mettere i blocchi sul muro, scegliendo la posizione e scattando le foto, c'erano tante soluzioni possibili: per i matematici, una progressione pressoché infinita!!!! Nell'agosto 2020 ho terminato il mio quilt estivo arancione. Una esperienza meravigliosa e arricchente con il modern improv patchwork."
Marta Vázquez Urbez @vazquezurbez, una ragazza spagnola che vive in Oman, ci ha detto che: “è stata una opportunità incredibile per provare qualcosa di nuovo. Sono sicura che userò questa tecnica anche nei prossimi lavori”.
Bagarus Magdi @bagarusmag dall’Ungheria ha risposto: “È stato bello giocare insieme, mi è piaciuta la libertà illimitata dell’improv, e la possibilità di imparare dal gruppo. Ho dipinto i materiali, ho pianificato il tema che avrei scelto per i colori, ho guardato i quilt provenienti da diverse nazioni e ho realizzato il mio primo improv quilt.

Abbiamo creato questo gioco di improvvisazione online come reazione positiva al periodo di "distanziamento"obbligatorio e siamo liete di sentire che questo approccio è stato apprezzato:

María Paz Avalos @sakura.quilting dal Cile ha detto: “Nel mio caso, la maggior parte delle volte, il patchwork e il quilt sono attività molto solitarie. Ma in occasioni come questa sfida, mi sono sentita parte di un gruppo. Avevo bisogno di questa sensazione a causa della situazione mondiale; la quarantena e le altre restrizioni hanno imposto una distanza severa, ma la nostra arte ci ha fatto stare vicini. Penso che i quilters che hanno partecipato alla sfida fossero tutti motivati e si siano sentiti i benvenuti. La comunità è stata calorosa e positiva".
Secondo Brigitte Rossetti @patchbri dalla Svizzera, "è stata una bellissima esperienza fare qualcosa insieme a persone che non conosci. Mi piacciono le sfide. È stato anche un buon modo per trascorrere del tempo durante questa pandemia!"

L' aspetto internazionale e sociale dell'esperienza è emerso dai commenti di molte quilters:

Melanie Rudy @melanie_rudy_art dal Canada ha scritto: “È stato fantastico entrare in contatto con tutti i meravigliosi partecipanti da tutto il mondo. Mi sono unita al gruppo pensando che fosse un'organizzazione locale del Canada e invece proveniva dall'Italia. Che sorpresa! Questa esperienza aveva a che fare con la creazione di amicizie adorabili. I partecipanti erano così talentuosi e interessati al lavoro degli altri".

Per Carolyn McKibbin @quiltygardener dagli Stati Uniti, “sembrava un gruppo divertente e informale di quilters con menti aperte. Disposti ad essere vulnerabili, ad accettare feedback e ad offrire feedback costruttivi. Tutti i partecipanti hanno una passione per l'improv e stili personali molto diversi. Mi sono piaciute le foto di avanzamento dei lavori a partire dalla scelta delle stoffe. In questo modo ho potuto vedere davvero come ogni quilter ha affinato un'idea e ha apportato modifiche. Era come seguire un corso di improv! La dimensione contenuta del quilt significava che era qualcosa che avrei potuto completare in una settimana o due, senza un grande impegno a lungo termine. Amo anche il colore arancione, così come gli italiani in generale."

Chiara Cingano @therollingcat afferma: “di solito non partecipo a sfide, Quilt Along o altre cose del genere, un po’ per problemi di tempo e un po’ perché preferisco lavorare ai miei progetti. Questa volta però era diverso: poche regole e chiare = un sacco di LIBERTA'! ”

Tutti hanno usato gli stessi colori, tuttavia, @vazquezurbez  ha notato che “anche se la tavolozza era solo di arancioni, i lavori finali erano così diversi!!! La parte migliore è stata vedere come le altre persone lavorano e creano i loro quilt. Questa esperienza è stata molto utile per incontrare altri quilters, e in particolare per condividerla con mia madre Maribel  @mariurbezg, che si è unita al gioco dalla Spagna, nonostante la distanza tra noi due!" (madre e figlia hanno preparato questi commenti assieme).

Le risposte delle partecipanti in merito ai loro sforzi e difficoltà, forniscono suggerimenti che possono essere utili per tutti noi:

@melanie_rudy_art ha suggerito, in caso di difficoltà, di "continuare a provare. Usa un buon ferro da stiro. Usa l'amido chiamato Flatter quando le cose sembrano fuori posto. Prenditi una pausa per un giorno o due e al secondo sguardo di solito non vedi più il problema. Ricorda che ci sarà un altro strato di trapuntatura da aggiungere alla stoffa. Buon divertimento!"

Andrea @morphea80 dalla Germania ha fatto una osservazione sui vincoli: “Ho particolarmente apprezzato l'opportunità di lavorare seguendo il mio ritmo. Mi è piaciuto anche il fatto che ci fossero solo poche specifiche come il tema del colore e le dimensioni. Non ci sono state difficoltà durante l'improvvisazione, perché credo che l'improvvisazione sia un parco giochi senza regole oltre a quelle che mi invento io. In questo modo sono libera di andare ovunque le difficoltà mi porteranno."

@patchbri ritiene che "non è difficile, quando aggiungi un pezzo dopo l'altro. Se il risultato sembra troppo strano, puoi comunque correggerlo!"

Enza Pizzolotto @pizzolottoenza dall'Italia utilizza la seguente strategia per trovare aggiustamenti: “quando trovo delle difficoltà, oppure non mi piace il lavoro che ho fatto, stacco e faccio altre cose; poi riprendo un altro giorno. A volte mi alzo di notte per vedere cosa posso aggiungere oppure togliere.” 

Perché non chiedere un punto di vista diverso? @sakura.quilting ha scritto: “Mio marito è un ingegnere, ma ha una visione artistica moderna che condivido. A volte chiedo la sua opinione su un progetto. Spesso i suoi suggerimenti fanno parte della soluzione di cui avevo bisogno."

@marialuisama fa così: “faccio una foto al progetto, mi prendo un caffè' e penso... torno sul progetto e faccio i vari spostamenti finché non trovo la sequenza che il caffè mi ha suggerito.”

Quando @barthelregina trova delle difficoltà, cerca di “trovare un altro modo per affrontarle. Il bello dell'improvvisazione è che nessuno sa cosa volevo fare e cosa ho deciso di cambiare.”

In ultima battuta abbiamo chiesto loro cosa pensano di aver imparato:

@vazquezurbez ci ha detto: “non sono sicura di poter condividere una lezione da questo gioco, ma da principiante nel processo dell’improv credo che a volte penso troppo a quello che sto facendo… la prossima volta cercherò di pensare meno e tagliare di più. Sentiti libero!”

@therollingcat ha descritto la seguente esperienza: “Dovevo essere molto disciplinata: ho imparato che era fondamentale stirare ogni singola cucitura, soprattutto quelle molto strette. Mi piace abbastanza il risultato. È diverso da tutto ciò che ho fatto finora. È proprio lì sul muro davanti al mio computer. Quindi, quando alzo lo sguardo, lo vedo e torno a una strana estate in cui ho accettato una sfida... e sono sopravvissuta per raccontare la storia!"

@pizzolottoenza ha sottolineato che "qualcosa di nuovo si impara sempre guardando i lavori degli altri, sia che ti piacciano oppure no.”

Le ultime parole, da @quiltygardener. “Va bene essere vulnerabili. Puoi non essere veramente sicuro se ti piace il tuo lavoro, ma condividilo comunque pubblicamente. Abbi fiducia, mantieni la tua visione e portala avanti, ma sii aperto a fare aggiustamenti improv lungo la strada".

Grazie al feedback dei partecipanti, abbiamo avuto conferma che una passione comune (nel nostro caso l’improv) fa nascere e sviluppare idee, unisce al di là della lingua, del paese di provenienza e delle distanze, e che la tecnologia e il web sono essenziali per varcare i confini. 

Le immagini di questa pagina rappresentano una piccola anteprima di tutto il lavoro svolto. Vi invitiamo a guardare la gallery di tutti i mini quilt Orange Summer Challenge al seguente link: @quiltimprovstudio, dove troverete informazioni complete e altri commenti degli autori. 

Ulteriori quilt Orange dei partecipanti che devono ancora completare il loro lavoro, continueranno a essere pubblicati nella galleria @quiltimprovstudio fino all'inizio della nuova proposta (in preparazione per il prossimo mese). Perché, come ci ha detto @therollingcat : "Signore, sono pronta per il prossimo gioco!!!” 

Grazie per essere state con noi, quilters avventurose per progetti avventurosi!

 

Cucire in modo improv a volte mi ricorda i librogame: quelle storie in cui il lettore può decidere come far proseguire il racconto, andando ad ogni fine capitolo verso una sezione successiva, scelta tra più opzioni, per ritrovarsi con finali dalle possibilità tutte diverse.

Ecco: come nei librogame, quando guardo alcuni dei miei quilt, rivedo i percorsi alternativi che si erano presentati a me durante l’improvvisazione, le rotte che non avevo imboccato, e che vorrei veder materializzate, per sentire l’effetto finale che mi avrebbero regalato, per sfogliare l’ologramma dei miei quilt alternativi mai cuciti.

Ad esempio, durante il lungo periodo di costruzione del quilt a righe e colonne, ho provato a comporre digitalmente dei possibili finali della storia, riempiendo un’area intera con copie della griglia che avevo iniziato a comporre, o ritagliandoci delle finestre all’interno, così, giusto per farmi un’idea delle possbilità. E invece poi ho completato il lavoro usando una forma a rete aperta: mi sono raccontata una terza storia.

Fotografare le prove di composizione di un quilt sul design wall, rende ancora meglio l’idea della vicenda narrata dalle stoffe. Quando ho cucito il mio primo lavoro secondo il metodo appreso nel  corso di Irene Roderick, un processo denominato quiltdance, ho tenuto traccia in foto di tutti i rimescolamenti che ho fatto alle pezze affisse al design wall, e non ne ho provati pochi! Anche se ora la strada verso la conclusione del quilt è tracciata, uno dei sentieri intravisti in corso d’opera mi è rimasto nel cuore: una estensione della massa blu, che scendeva profonda come un mare, e che avrebbe potuto ospitare strane creature gialle dalle forme misteriose che si tuffavano negli abissi. Chissà che aspetto avrebbero avuto quei pesci?

Certi giorni mi domando: come potrei sapere se il finale alternativo di quella storia improvvisata mi sarebbe piaciuto di più? Toccarne l’effetto con mano? A quel punto, si affacciano alla mia mente le voci di insegnanti illustri, come Nancy Crow, o Lisa Call, che in coro rispondono: “Cuci tutte le prove possibili! Lavora in serie!”; il tutto seguito dall’immagine di me, china per mesi sulle stesse stoffe, concentrata nella realizzazione di lunghi romanzi cuciti, uno appena di poco diverso dall’altro, tutti provati fino in fondo. Senonchè, a far dispetto verso le migliori intenzioni, subito occhieggiano le mie scorte di stoffe dai colori non ancora utilizzati, bussano alla porta le nuove idee non ancora iniziate, e la curiosità verso qualcosa di potenzialmente inedito prevale. Mentre in sottofondo Alanis Morissette canta: “Non è ironico? Ti accorgi di non aver seguito i buoni consigli?”

Presa dai dubbi, ricontrollo i miei quilt degli anni passati. In fondo, ci sono alcuni temi ricorrenti, su cui amo tornare ad esplorare delle varianti. Ma sì, dài, sul lungo periodo alcune serie provo a svilupparle anche io. Ad esempio quella dei quadrati concentrici: una forma semplice e tanto diffusa, eppure, secondo me molto espressiva: l’ho utilizzata più volte nei miei precedenti lavori. Le occasioni per proseguire un lavoro in serie possono presentarsi nei momenti più inaspettati. Ad esempio, con il gioco Orange Summer Challenge , ancora attivo fino a tardo settembre.

Ho deciso di misurarmi una seconda volta con questo gioco, cucendo di nuovo un quilt arancione, appunto a base di quadrati. Non sentivo più l’esigenza di proporre qualcosa di insolito, come nel primo quilt arancione che avevo cucito in giugno per lo stesso gioco. Con i quadrati arancioni ho testato una forma a me familiare, ma ho potuto collocarla all’interno di un nuovo schema, quello delle semplici regole proposte dal gioco (un colore dominante, alcuni contrasti, e così via); ho sperimentato in tutta tranquillità. Tanto che, ora che il quilt a quadrati arancioni è completato, è diventato uno dei miei preferiti nella serie dei lavori fatti con questa forma.
Sì dai, posso dirlo: misurarsi con la serie delle varianti offerte dall’improv è una storia che suona bene.

Quando ero bambina ero affascinata dai caleidoscopi… non so se ve li ricordate: quelli di una volta con i pezzetti di vetro colorato dentro un tubo di cartone con le pareti interne di specchio… quelli belli erano pesanti per le mie mani da bimba e mi affascinava il rumore che producevano mentre li giravo… il rumore di ciottoli appuntiti che trillavano come campanelle e accompagnavano il formarsi delle figure mentre guardavo: fiori multicolori, forme che scomparivano all’istante… colori accesi, illusioni ottiche che duravano un secondo e fuggivano mentre tentavo di definirle… passavo le ore con l’occhio incollato al mirino!

I caleidoscopi di oggi sono di plastica, non hanno la stessa magia… ma non importa: il mio caleidoscopio l’ho ritrovato nel mondo dell’improv!

Ci ripensavo ieri in tarda serata: sono alle prese da giorni con il top che sto facendo per il nostro gioco; ho voluto mettermi alla prova scegliendo deliberatamente di creare forme libere e di pormi in un successivo momento il problema di raccordarle fra loro…  

Ogni pezzo “nuovo” lo metto sul mio design wall e provo a muoverlo per armonizzarlo con i precedenti; se una prova mi soddisfa la fotografo per ricordarla e subito provo a modificarla: ogni volta appare un disegno diverso che sconvolge la percezione del tutto! È un caleidoscopio: le immagini si frantumano, si capovolgono, si mescolano ed ogni volta penso: “ecco questa è quella giusta!” ma non è così perché la prova successiva mi fa intravedere una nuova forma! E non serve fare foto, le foto invecchiano rapidamente perché nel frattempo qualcosa è cambiato, qualche pezzo è stato tagliato e ricomposto, ruotato, ricucito nuovamente…

Nella mia testa si susseguono le immagini, il mio quasi top si anima, mi mostra il suo volto sorridente, fa un inchino, uno sberleffo e fugge via e mi lascia con l’ultima versione cristallizzata sul muro… 
E' questa la migliore? 
Non lo so, probabilmente no, forse era quella di venti foto fa ma valla a ricomporre, ormai ho tagliato e lei è irraggiungibile… 

Non so se avete capito… per me è questo l’improv: un saltimbanco che mi affascina e mi regala caleidoscopiche visioni.

Mi direte che sono solo stoffe, solo modesti tentativi di creare cose belle; mi direte che esistono centinaia di pattern meravigliosi (e ne ho apprezzati e realizzati tanti anche io!), che è più semplice seguire le istruzioni… vi rispondo che senza provare l’improv non si può capire. Provate a giocare con le vostre stoffe, a lasciar libera la mente, a cercare di inseguire un sogno… male che va si cambia, si prova di nuovo finché non arriva il momento che il cuore vi dice: sì, assomiglia a quel che volevo! Mi posso fermare e cucire! E che soddisfazione allora!
Buon improv… vi auguro di trovare il vostro caleidoscopio e sognare.

Venezia, Roma, Trieste. Queste sono le nostre sedi. Ci separano 700 chilometri, non ci siamo praticamente mai viste di persona. Ok, c’è stato un incontro tra Paola e Giovanna a Trieste, e abbiamo preparato piani per raggiungere Carla a Roma (che al momento non hanno una data) ma la nostra passione comune viaggia quasi esclusivamente sul web.   
La distanza non è un limite: accende la curiosità!
Quando un dialogo sull’improv è stato avviato, non si ferma più: ci sembra di popolare lo stesso laboratorio dedicato al cucito, lo studio virtuale che abbiamo costruito funziona come se fosse vero. Quilt Improv Studio è la base di partenza per molte avventure che corrono su di un filo.

L'Improv in Italia è poco conosciuto e ci piacerebbe che venisse praticato di più… il mondo è pieno di quilter che sperimentano l’improv! 
Confrontando le nostre conoscenze in materia, ci stiamo avvicinando a diversi artisti, nuovi modi di affrontare un lavoro di questo tipo, ci lanciamo stimoli e fonti di riflessione… abbiamo dimenticato la distanza che ci divide, non importa che non ci si sia mai incontrate di persona tutte e tre, il legame si è formato!
Da due mesi abbiamo lanciato l’ Orange Summer Challenge, e, con stupore e gioia, abbiamo visto che ha raggiunto quilter di tutto il mondo! 
La cosa che più ci affascina della nostra collaborazione è il fatto che non abbiamo altro fine che quello di ampliare le nostre conoscenze sull’improv e di coinvolgere, se possibile, nuove quilter interessate ad esso.   
C’è ancora tempo per chi voglia provare… non c’è nulla da perdere, l’unico rischio che si corre è di divertirsi, conoscere persone nuove ed innamorarsi dell’improv!

E mentre voi iniziate o finite il vostro Summer Improv Quilt sappiate che noi siamo già al "lavoro", le telefonate e i messaggi continuano anche in questo periodo e stiamo mettendo le basi per quello che sarà il nuovo gioco. Quindi fate attenzione alle nostre storie sul profilo Instagram @quiltimprovstudio perché prossimamente vi coinvolgeremo su alcune scelte del nuovo gioco per sapere qualcosa in più sulle vostre preferenze.
L'ultima cosa da dire? In mezzo al fiume di parole e di idee che caratterizzano le nostre videochiamate c'è spazio anche per molte risate! E anche questa è una cosa che apprezziamo molto!

Fin dall’inizio della mia avventura con il patcwhork, la maggior parte dei lavori che ho cucito è stata a forma di pannello murale.
Ho completato un quilt copriletto matrimoniale, delle copertine per bambini appena nati, dei lunghi centrotravola. Ma ho sempre preferito i quilt da appendere.

Se una tela viene posta su un muro, è il caso che sia dotata di un titolo, giusto?

I miei quilt sono spesso astratti, ma per la mente è facile individuare una figura che emerge dall’insieme dei segni astratti. Spesso scelgo un titolo che rispecchia quello che vedo spuntare nel quilt, già in corso d’opera o a fine lavoro, e sicuramente non prefisso idee iniziali: perchè non sottolineare le sorprese che il metodo improv ci può riservare?

Presto mi sono resa conto che i soggetti intuiti in uno schema astratto da osservatori diversi, possono essere i più vari: sia vicini al mio titolo, che distanti ed aperti ad altre possibilità. Per questo motivo, ho iniziato a cucire, in fase di quiltatura, le visioni evocate dalle persone che hanno visto il mio lavoro, e lo hanno commentato anche prima che fosse finito. Questo scambio vivace, che mi incoraggia, diventa innestato nel quilt sotto forma di corsivo fatto di filo, anche se il titolo definitivo avrà una parola sola.

In altre occasioni ho fatto scelte più ardite.
Riguardando i miei primi quilt, mi è capitato di ricordare quello che stava succedendo nei giorni in cui li preparavo. Avevo provato questa esperienza anche con i disegni, compresi quelli fatti da ragazzina, e con le fotografie, magari scattate anni fa: erano in grado di far riemergere i ricordi del periodo in cui li realizzavo, compresi eventi che non avevano niente a che fare con il soggetto dell’immagine. A quel punto, mi è venuta voglia di lasciar briglia sciolta a queste associazioni mentali, e ho iniziato a fissare, nel titolo del quilt, un momento speciale avvenuto durante la sua composizione. In fondo, con un quilt, ci si può fare quello che si vuole, no?
Alcuni di questi titoli racchiudono memorie molto personali. Possono cristallizzare istanti magici. Come nel caso di “Marionette”. Questo nome conserva l’attimo fuggevole di un gioco che stavo facendo con mio figlio, in terrazza, dopo aver ritagliato dei personaggi di carta da tenere appesi ad un filo tenuto in mano. L’aria era frizzante, faceva vibrare le figurette come se fossero ballerine... saltellavano nel vento... sembravano vive! “Marionette” è diventato il titolo del quilt che stavo finendo in quei giorni, pieno di quadrati fluttuanti. Il legame tra i quadrati del quilt e le marionette danzanti si nota appena, ma quei minuti giocosi sono conservati per sempre, agganciati alla tela del quilt.

Titoli come questi sono meno rappresentativi dell’immagine visibile sul quilt, e diventano piuttoso espressione delle emozioni provate durante la realizzazione di quel pezzo. Certo che, se si inventano collegamenti azzardati, le conseguenze possono essere buffe.

Durante la composizione del quilt per la Orange Summer Challenge, sono andata in montagna per il weekend: era la prima vacanza all’aria aperta dell’anno, dopo mesi passati rigorosamente a casa. Ho incontrato degli amici, e abbiamo fatto una lunga passeggiata nel bosco. Verso la fine della gita, si stava facendo tardi, e l’unico modo per tornare indietro velocemente era attraversare a piedi nudi un tratto di fiume, dato che i ponti consciuti erano troppo lontani. Ho cercato un punto in cui l’acqua non fosse troppo profonda, e ho immerso le gambe. Il fiume era gelido! I piedi protestavano! Eravamo un gruppo di nove persone, con figli e parenti. L’età andava dai dieci mesi (di una bimba che stava ben asciutta sulle spalle della mamma) ai settant’anni (di una nonna che ha attraversato il fiume con passo sicuro e disinvolto!) Dopo i timori iniziali, è stata una gioia rialzare lo sguardo e ritrovarci tutti assieme, dall’altro lato del fiume. Premio finale, un buon pranzetto, nella locanda raggiunta appena in tempo prima che iniziasse a piovere!

Quando sono tornata a casa, ho finito di cucire le nove log cabin tondeggianti del mio quilt, e l’ho intitolato “Guado”: avevo un ricordo splendido da conservare con cura.

Qualche giorno dopo, nel confrontarci sui lavori cuciti in quei giorni, Giovanna stava commentando la foto del mio ultimo quilt, e mi ha chiesto: “Dov’è il fiume del guado?”. Ho dovuto ammettere: “Nel quilt, il fiume non c’è”. Il soggetto astratto era flebilmente collegato alla storia, io ci vedevo il simbolo dei nostri nove visi radiosi, ma non avevo incluso nessun segno di fiume, e nemmeno i colori lo suggerivano: c’erano solo caldi arancioni... Giovanna ha insistito: “Intendevo: dov’è quel fiume, geograficamente”. Ho tirato un sospiro di sollievo: a quello, sì, sapevo rispondere! Adoro parlare dei fiumi della mia regione.

Forse, il limite delle intitolazioni bizzarre non l’ho ancora superato. Ma in fondo, quanti modi si possono inventare, per fare la scelta di un titolo?