Durante le mie passeggiate quotidiane, mi capita spesso di pensare ai quilt che sto cucendo. Di solito mi dirigo verso il mare, inoltrandomi fin sulla punta del molo, immergendo lo sguardo verso l’orizzonte. I riflessi sulle onde e i colori che cambiano ad ogni ora sono una fonte di ispirazione.
Ho appena seguito un corso di Irene Roderick , “Coreographing your dance”, e ho pensato di dedicare il lavoro realizzato durante il corso alle sensazioni che emergono durante queste passeggiate verso il mare. Mi sono chiesta se la parola “molo” suonava bene come titolo, dato che mi piacciono i titoli corti. Poi mi sono ricordata che la mia città è un punto di confine dell’Italia dal lato nord est, e allora ho deciso di intitolare il mio quilt “Est”: sì, est è una parola abbastanza corta per i miei gusti!
Giovanna ed io abbiamo già scritto del modo in cui scegliamo il nome per i nostri lavori. Nella prossima sezione, sarà Carla @falcolupo a raccontarci dell’ultimo titolo che ha scelto.
NOMI, NOMI, NOMI!!!
Quando sto lavorando ad un nuovo progetto la parte iniziale riguarda sempre la scelta dei colori da utilizzare, la creazione della palette, l’impostazione del lavoro... via via che comincia a prendere corpo comincio ad interrogarmi su cosa voglio esprimere con quel che sta prendendo forma sul design wall; a volte so già il mio intento, altre aspetto che sia il lavoro a “parlarmi”... e intanto che procedo si insinua nella mia mente il nome che potrebbe esprimere il concetto o sentimento che mi guida…
La scelta del nome è per me importante soprattutto se il lavoro è un improv, astratto nella maggioranza dei casi, e quindi foriero delle più diverse interpretazioni; diventa per me a questo punto indispensabile esprimere il mio punto di vista per poter trasmettere a chi lo guarda ciò che suggerisce a me! Bisogno di affermazione? Forse… o semplicemente un modo per ricordare a me stessa ciò che sentivo in quel momento.
L’ultimo lavoro che ho fatto è stato “EARTHQUAKE”, nato dal desiderio di utilizzare tutti gli scraps del mio blueimprovrepetition, creato per la challenge di Quiltimprovstudio; inizialmente mi sono limitata a cucire tra loro i frammenti, poi li ho posati sul muro per vedere come unirli, pensando ai colori del mare e del cielo… solo in fase finale ho cominciato a vedere un insieme di case traballanti e muri caduti e non sono riuscita più a vedere altro... e cosi il suo nome non poteva essere altro che terremoto!!! E adesso giustamente ognuno può vedere nella composizione ciò che vuole... via libera all’improvvisazione! E buon improv a tutti!
Silvia @silviafic8 ha risposto alla nostra domanda sui modi di intitolare i quilt, e ci ha raccontato il suo punto di vista mandandoci la seguente storia.
Non sempre i miei quilt hanno un nome.
Quando mi metto a cucire un quilt so già il nome che avrà… a volte!
O perché il colore dei tessuti che ho scelto evocano un oggetto, un paesaggio o altro, oppure perché le forme che scelgo di cucire sono in armonia con “qualcosa”.
Non sempre i miei quilt hanno un nome! Specialmente i lavori improv che paragono a quadri “astratti” e in questo caso l’arte o dà emozione oppure no.
Non mi piace interpretare, vedere per forza qualcosa sulla tela colorata. E non mi interessa nemmeno sapere cosa ha voluto raffigurare l’artista: o mi emoziona oppure no!
Con i quilt improv l’approccio per me è lo stesso. E’ talmente soggettivo emozionarsi che anche se mi viene spiegato cosa, il perché e il percome è stata realizzata un’opera, non mi emozionerà di più o di meno, saprò solo di più dell’artista e dell’opera. Ed è un po’ come per le altre forme d’arte. Una musica mi emoziona ma non per questo è necessario che io sappia dell’artista.
Non per questo le opere non devono avere un nome, un titolo. Solo che per me non è necessario. I miei quilt non sono opere d’arte ma è per questo motivo che nei giochi orangesummerimprov , blueimprovrepetition, i miei lavori risultanti si chiamano proprio come il gioco. E continuerò a dare il nome del gioco perché mi diverte.
Chi guarda se vuole può vederci qualcosa. Tra l’altro oggi magari ci vede un paesaggio e domani, con uno stato d’animo diverso ci vede altro. Perché legare una visione ad un titolo? Spero che i miei quilt, o almeno alcuni di essi, piacciano ed emozionino chi li guarda.
Avete anche voi delle storie legate ai vostri quilt, che ci vorreste raccontare? Avete qualcosa da aggiungere alle discussioni sul tema dell’improv affrontate nelle pagine di Quilt Improv Studio? Gli spunti che ci arrivano possono essere il punto di partenza per dei confronti interessanti!
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