La nostra quarta sfida, Monochrome Dreams, è finita da poco, e abbiamo imparato molto da questa esperienza.
Innanzitutto, siamo state positivamente colpite dal fatto che la maggioranza delle partecipanti ha preferito che il gioco fosse dedicato all'uso di un colore solo (come indicato dalle loro risposte al questionario di avvio) scartando l’alternativa di aggiungere un colore neutro. Se dobbiamo giocare con un certo tema, a questo punto facciamolo seriamente, no?
Come seconda cosa, ci siamo accorte che la galleria dei quilt realizzati dalle persone che hanno partecipato al gioco, visibile sul profilo Instagram di @quiltimprovstudio , ha l'aspetto del patchwork di tipo contemporaneo. Non è una cosa che avevamo scelto intenzionalmente, ma è stata una bella rivelazione. Il processo di tipo improv è applicabile sia al modern (con i suoi colori forti e contrastati), che al patchwork di tipo contemporaneo (con sfumature più delicate, come in un monocromo) e così via.
Come ultima cosa, abbiamo riflettuto su quanta intenzionalità possa far parte dell’improv, consentendo di dare allo stile ancora questo nome. Grazie a una domanda di una nostra partecipante a questo proposito, ci siamo dunque chieste: “Quanto l'intenzionalità fa parte del nostro processo? C'è una linea di confine tra l'intenzionalità e l’improvvisazione? oppure l’intenzionalità va a scapito dell’improvvisazione?"
Di seguito troverete le nostre opinioni personali.
Giovanna dice: “Quando voglio sperimentare, mescolo i due processi. Seleziono intenzionalmente una tavolozza di colori (che può variare anche durante il processo) poi inizio a tagliare in modo improv e gradualmente aggiungere pezzi per creare blocchi che possono variare di forma e dimensione. Il momento più inatteso nei miei lavori è dunque quello della costruzione dei blocchi: niente misurazioni, aggiunta di colori in tempi diversi, taglio con forbice o con cutter, cuciture dritte o con delle curve.
Dopodichè inizio il lavoro lento e intenzionale, la disposizione dei blocchi sulla design wall e la scelta della composizione.
Questa parte del processo ha una durata variabile, a volte capita che due o più pezzi vadano bene insieme al primo colpo, altre volte vengono spostati, ruotati, scuciti, rimossi o altri ne vengono aggiunti fino a quando il lavoro diventa interessante, arriva un'idea, una strada da percorrere e perseguire, fino ad arrivare ad ottenere un lavoro che ha un suo preciso significato.
Tutto un altro processo invece lo utilizzo per la creazione di pezzi in cui il tema è fissato dall'inizio: una volta avuta l'idea con un preciso significato o messaggio da trasmettere, inizia la realizzazione.
Parto solo da un piccolo schizzo (a volte neanche quello) perché quello che voglio lo immagino.
Ciò porta ad una velocizzazione della fase di layout, ma il processo è sempre di tipo improv, con modifiche possibili in corso di lavorazione e un risultato difficilmente replicabile in modo esatto.
Secondo Paola, l'intenzionalità non è assente durante l'improvvisazione. È distribuita lungo tutto il processo, e questo distingue l’improv da altri metodi in cui tutto il design è fissato all'inizio. La musica jazz può essere una bella analogia: anche se la scala e il ritmo sono scelti all'inizio, e magari sono intenzionalmente mantenuti stabili fino alla fine, i jazzisti si prendono comunque delle libertà durante le varie fasi dell'esecuzione!
Paola ama “l'emergere” degli schemi: se qualcosa di bello inizia ad apparire, allora vale la pena ripetere o rinforzare quella parte. La decisione di insistere con uno schema è un altro tipo di atto intenzionale, che appare nel mezzo del percorso: grazie a questa decisione, un'altra sezione del disegno diventerà fissa. Tuttavia, finché c'è spazio per cambiamenti durante il lavoro, il finale aperto tipico dell'improv è preservato.

Carla la pensa così: “Quando inizio un nuovo lavoro, di solito la prima cosa che faccio è la selezione delle stoffe: una palette che mi colpisce se lavoro solo con i solidi, una o più fantasie che immagino protagoniste e tutti i solidi che la possono accompagnare nel caso abbia voglia di partire da stampati, il cesto dei ritagli dell'ultimo lavoro fatto se sono ancora immersa nell'atmosfera del lavoro appena concluso… generalmente passano alcuni giorni mentre metto insieme i miei tessuti!! Alla fine ho fatto la mia selezione (difficilmente userò tutte le stoffe che ho scelto ma mi piace avere tanto materiale a disposizione!), certo è che in questa fase ci metto dell’intenzionalità.
A questo punto sono pronta? Dipende: se sto facendo un lavoro a tema (come per i nostri giochi) mi focalizzo sulle regole del gioco e cerco di visualizzare una possibile strada per interpretarle; a volte faccio uno schizzo (che poi in realtà non seguo mai) ma non so disegnare e quindi i miei schizzi sono come gli scarabocchi dei bambini, una traccia molto leggera, per cui la meta viene sicuramente raggiunta grazie all’improvvisazione!”
In attesa dell'arrivo del nuovo gioco (che stiamo già delineando, ma che non vi sveleremo del tutto ancora per un po’), rivolgiamo la stessa domanda a voi.
Nel processo della vostra lavorazione improv, quanto incide l’intenzionalità?
Potete scriverci le vostre riflessioni, su questo tema, sulla vostra esperienza nell'ultimo gioco, o altri temi collegati all’improv, mandando un messaggio diretto al profilo Instagram @quiltimprovstudioo scrivendo via mail a infoATquiltimprov.art: collaborerete così ad una raccolta di riflessioni per delineare l’eterogeneità dell’improv. Perché, come scritto nella pagina iniziale del nostro sito, ci piacerebbe costruire insieme questo percorso.
A presto!
Carla, Giovanna e Paola