Cucire in modo improv a volte mi ricorda i librogame: quelle storie in cui il lettore può decidere come far proseguire il racconto, andando ad ogni fine capitolo verso una sezione successiva, scelta tra più opzioni, per ritrovarsi con finali dalle possibilità tutte diverse.
Ecco: come nei librogame, quando guardo alcuni dei miei quilt, rivedo i percorsi alternativi che si erano presentati a me durante l’improvvisazione, le rotte che non avevo imboccato, e che vorrei veder materializzate, per sentire l’effetto finale che mi avrebbero regalato, per sfogliare l’ologramma dei miei quilt alternativi mai cuciti.
Ad esempio, durante il lungo periodo di costruzione del quilt a righe e colonne, ho provato a comporre digitalmente dei possibili finali della storia, riempiendo un’area intera con copie della griglia che avevo iniziato a comporre, o ritagliandoci delle finestre all’interno, così, giusto per farmi un’idea delle possbilità. E invece poi ho completato il lavoro usando una forma a rete aperta: mi sono raccontata una terza storia.
Fotografare le prove di composizione di un quilt sul design wall, rende ancora meglio l’idea della vicenda narrata dalle stoffe. Quando ho cucito il mio primo lavoro secondo il metodo appreso nel corso di Irene Roderick, un processo denominato quiltdance, ho tenuto traccia in foto di tutti i rimescolamenti che ho fatto alle pezze affisse al design wall, e non ne ho provati pochi! Anche se ora la strada verso la conclusione del quilt è tracciata, uno dei sentieri intravisti in corso d’opera mi è rimasto nel cuore: una estensione della massa blu, che scendeva profonda come un mare, e che avrebbe potuto ospitare strane creature gialle dalle forme misteriose che si tuffavano negli abissi. Chissà che aspetto avrebbero avuto quei pesci?
Certi giorni mi domando: come potrei sapere se il finale alternativo di quella storia improvvisata mi sarebbe piaciuto di più? Toccarne l’effetto con mano? A quel punto, si affacciano alla mia mente le voci di insegnanti illustri, come Nancy Crow, o Lisa Call, che in coro rispondono: “Cuci tutte le prove possibili! Lavora in serie!”; il tutto seguito dall’immagine di me, china per mesi sulle stesse stoffe, concentrata nella realizzazione di lunghi romanzi cuciti, uno appena di poco diverso dall’altro, tutti provati fino in fondo. Senonchè, a far dispetto verso le migliori intenzioni, subito occhieggiano le mie scorte di stoffe dai colori non ancora utilizzati, bussano alla porta le nuove idee non ancora iniziate, e la curiosità verso qualcosa di potenzialmente inedito prevale. Mentre in sottofondo Alanis Morissette canta: “Non è ironico? Ti accorgi di non aver seguito i buoni consigli?”
Presa dai dubbi, ricontrollo i miei quilt degli anni passati. In fondo, ci sono alcuni temi ricorrenti, su cui amo tornare ad esplorare delle varianti. Ma sì, dài, sul lungo periodo alcune serie provo a svilupparle anche io. Ad esempio quella dei quadrati concentrici: una forma semplice e tanto diffusa, eppure, secondo me molto espressiva: l’ho utilizzata più volte nei miei precedenti lavori. Le occasioni per proseguire un lavoro in serie possono presentarsi nei momenti più inaspettati. Ad esempio, con il gioco Orange Summer Challenge , ancora attivo fino a tardo settembre.
Ho deciso di misurarmi una seconda volta con questo gioco, cucendo di nuovo un quilt arancione, appunto a base di quadrati. Non sentivo più l’esigenza di proporre qualcosa di insolito, come nel primo quilt arancione che avevo cucito in giugno per lo stesso gioco. Con i quadrati arancioni ho testato una forma a me familiare, ma ho potuto collocarla all’interno di un nuovo schema, quello delle semplici regole proposte dal gioco (un colore dominante, alcuni contrasti, e così via); ho sperimentato in tutta tranquillità. Tanto che, ora che il quilt a quadrati arancioni è completato, è diventato uno dei miei preferiti nella serie dei lavori fatti con questa forma.
Sì dai, posso dirlo: misurarsi con la serie delle varianti offerte dall’improv è una storia che suona bene.





